Cosa conta davvero per la Gen Z?

Il 2025 si è chiuso per Oblos con la partecipazione alla Fiera Work on Work che il 19 e 20 novembre si è svolta a Ferrara.
Un contesto di conoscenza e confronto tra istituzioni, scuola, università, professionisti e imprese su realtà del lavoro e temi del lavoro.
Nei due giorni di presenza in fiera lo stand di Oblos è diventato un luogo di ascolto di idee, attese, paure e visioni che giovanissime e giovanissimi partecipanti hanno scelto di condividere con noi che li abbiamo raccolti come bene prezioso e bussola per il lavoro di questo 2026 appena inziato.
In particolare, abbiamo chiesto loro di raccontarci criticità, temi e necessità che ritengono fondamentali per un luogo di lavoro: le imprese italiane si stanno preparando al cambiamento? Le nuove sfide vengono affrontate dalle aziende con facilità? La situazione è la stessa per tutti i tipi di imprese?
In questo articolo esploreremo le tematiche emerse e maggiormente ricorrenti, sulle quali la Gen Z pone più attenzione.
L’ambiente di lavoro “sano”
Un gran numero di ragazze e ragazzi (circa il 40%) che hanno partecipato all’attività proposta da Oblos alla Fiera Work on Work di Ferrara ha espresso la propria necessità di trovare sul luogo di lavoro un ambiente “sano”.
Chi è a capo di un’azienda si chiede spesso cosa sia un ambiente di lavoro sano e come crearlo all’interno della propria realtà.
Nelle prospettive delle nuove generazioni emerge il profondo bisogno di lavorare in un contesto che riconosca e valorizzi la propria identità, consentendo di esprimere e sviluppare il proprio potenziale in un clima di rispetto e benessere.
Per ambiente “sano” non si intende, quindi, solo la (imprescindibile) qualità della struttura del luogo di lavoro, la sua comodità o i suoi comfort, ma si intende anche un ambiente socialmente e umanamente accogliente, inclusivo, empatico, rispettoso e collaborativo.
Raggiungere tale obiettivo non è semplice, ma i benefici superano di gran lunga la ricerca e gli investimenti richiesti.
Per costruire un ambiente di lavoro “sano” nella propria azienda va presa in considerazione la coscienza diffusa tra la Gen Z, prossima all’ingresso nel mondo del lavoro.
È necessario dunque prepararsi per tempo per essere in grado di attrarre e trattenere perché su questi aspetti si gioca una partita determinante per restare competitivi sul mercato.
Il benessere psichico
L’ambiente di lavoro “sano” non solo preserva, ma favorisce una buona salute mentale nel momento in cui nella sua effettiva operatività conferisce al personale un senso di fiducia, appartenenza, condivisione, scopo e realizzazione.
Ciò favorisce la riduzione di conflitti sul lavoro con effetti sulla salute del personale e, dunque, con riduzione di assenze per malattia e miglioramento delle performances e, sul medio-lungo periodo, sulla produttività.
Un salario adeguato alle mansioni
I dati raccolti fanno emergere il timore di non ricevere un salario adeguato alle mansioni svolte e a lavoro prestato.
Secondo l’art. 36 della Costituzione: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro”.
Nonostante sia un principio sancito dalla Costituzione, non c’è grande fiducia nel sistema da parte delle nuove generazioni.
Infatti, gli stipendi delle lavoratrici e dei lavoratori italiani sono fermi e troppo bassi. L’inflazione continua ad eroderli, rendendoli non adeguati anche rispetto alle competenze richieste: questo è uno dei motivi alla base della continua migrazione del capitale umane verso altri paesi, con contraccolpi sulla capacità produttive, innovative e, dunque, competitive delle nostre imprese.
Restare attrattivi sarà fondamentale per sopravvivere sul mercato e restare produttivi e competitivi per questo è fondamentale lavorare sul pacchetto retributivo anche attraverso welfare, benefit e premi di produttività.
Meritocrazia e valorizzazione dei singoli
La meritocrazia è stata più volte menzionata dalle ragazze e dai ragazzi ospiti dello stand di Oblos in fiera: oggi il merito è un’argomentazione che spesso anima i dibattiti politici e organizzativi.
Frequentemente la meritocrazia viene intesa come obiezione contraria alle politiche di valorizzazione delle differenze e di inclusione.
A bene vedere, però, politiche meritocratiche e inclusive promanano dalla stessa matrice valoriale che è quella del riconoscimento della singolarità e unicità della persona che è sempre più al centro dell’impresa e fare in modo che esprima il proprio valore e le proprie capacità.
Un’organizzazione “sana” riconosce e valorizza la persona e gli obiettivi che raggiunge nel contesto aziendale, valutandone le peculiarità. Così si evita di avvalorare prassi che inconsapevolmente legittimano iniquità interne all’azienda, privilegiando il merito.
Ecco come la meritocrazia si coadiuva all’inclusione secondo la generazione che si accinge ad entrare nel mondo del lavoro.
Creatività e autonomia
La necessità di diffondere un metodo di lavoro meno rigido si è diffusa ampiamente negli ultimi tempi, anche questo ci hanno raccontato ragazze e ragazzi ospiti del nostro stand.
Il fatto che venga sottolineata questa urgenza di volersi applicare nel proprio lavoro con spirito critico mette in luce l’esistenza, presente e passata, di impieghi fin troppo rigidi e stagnanti che privano le dipendenti e i dipendenti della propria autonomia spegnendo la loro energia e il loro interesse.
Per le generazioni entranti è importante che le proprie mansioni siano in grado di mettere alla prova anche capacità critiche e creative, coinvolgenti a 360 gradi.
Pensare che tutto possa rimanere così com’è risulta essere una visione miope e ne sono conferma il crescente diffondersi di parole come “reskilling”, “upskilling” o “engagement” che etichettano il bisogno di professionalità in continua evoluzione e anche di coinvolgimento delle persone a cui la busta paga da sola non basta più. Persone, appunto, non solo dipendenti.
Le organizzazioni vanno rimodellate su questi valori, con l’adozione di procedure chiare, condivise e trasparenti su Formazione continua, percorsi di sviluppo di carriera, mobilità interna, partecipazione.
Inclusività
Nonostante sia uno dei temi più dibattuti non solo negli ultimi anni, l’inclusività nelle assunzioni rimane ancora troppo spesso una criticità e chi si appresta ad entrare nel mondo del lavoro lo ha notato.
Il “gender gap” nelle assunzioni e nelle retribuzioni è uno dei primi campanelli d’allarme per capire che l’inclusività non è ancora garantita completamente.
In questo quadro diventano fondamentali l’individuazione di politiche e lo sviluppo di scelte strategiche da adottare all’interno delle organizzazioni per creare ambienti di lavoro più inclusivi, che consentano effettive pari opportunità. L’inclusività è una leva di crescita potentissima, ma per percorrere consapevolmente ed efficacemente questa via, serve avere un piano stabilito, figure formate e dedicate in modo che l’approccio inclusivo sia verticale e coinvolga tutte le fasi di vita del rapporto di lavoro, tutti i processi e l’intera struttura aziendale. Per questo occorre un budget allocato e strumenti di verifica e misurazione oggettiva.
Strumenti come la certificazione di parità di genere UniPdr 125:2022 hanno natura gestionale e sono in grado di rimodellare i modelli organizzativi, migliorando il clima aziendale, accrescendo valore, competitività e presenza sul mercato.
Smartworking
La modalità di lavoro da remoto in Italia è ormai una realtà consolidata, lontana dalle disposizioni di emergenza del periodo Covid. Dall’essersi diffuso come un sistema di lavoro “imposto” e non voluto, lo smartworking si è rivelato essere spesso uno strumento molto utile alle imprese e alle persone.
Le generazioni prossime all’ingresso sul mercato del lavoro chiedono alle imprese potenziamenti e garanzie in merito alla permanenza di condizioni di lavoro flessibili.
Infatti, lavorare sempre e solo da casa non è la soluzione a tutti i problemi, ma integrare correttamente lo smartworking in azienda significa inserire una modalità ibrida di svolgere le proprie mansioni, in grado di far fronte alle singole fattispecie.
Vi sono però notevoli differenze tra PMI e grandi realtà nell’implementazione dello smartworking.
Lo smartworking è diffuso, ma non sfruttato appieno e molte persone potrebbero lavorare da remoto più di quanto fanno oggi. Cresce anche l’interesse della nuova forza lavoro per forme di flessibilità come la settimana corta, ancora poco attuate nel mondo delle imprese.
La regolamentazione dello smartworking in modo non standardizzato, ma tagliato sulle necessità e peculiarità della singola realtà organizzativa, può fare la differenza e incidere significativamente sulla produttività aziendale e sul clima.
Conclusione: farsi trovare pronti
Le imprese che non si stanno munendo degli strumenti necessari per accogliere i nuovi lavoratori sono già diventate una seconda scelta e sono destinate a scendere ancora di più in un futuro non molto lontano, a meno che non decidano di invertire la rotta in tempo.
Le richieste delle nuove generazioni sono direttamente collegate al benessere interno alle aziende.
Oblos ha scelto di creare un collegamento diretto tra i soggetti coinvolti in questa delicata fase di transizione aprendosi all’osservazione e all’ascolto dei bisogni delle giovani generazioni affiancando le imprese poi nell’integrazione delle adeguate misure sulla base delle specifiche caratteristiche ed esigenze.
Con l’esperienza e le competenze dei suoi professionisti, Oblos supporta le aziende nello sviluppo di strategie efficaci per restare competitive nel contesto contemporaneo.
Oblos Starl essendo una Società Benefit sa bene come unire innovazione e crescita economica. Specializzata in consulenza strategica in ambito risorse umane e innovazione aziendale, Oblos ha integrato nei suoi valori fondamentali il concetto di beneficio comune.

Dopo la pandemia il dibattito attorno al mondo del lavoro si è focalizzato sul fenomeno delle “grandi dimissioni”, la cosiddetta “Great Resignation” che ha visto migliaia di lavoratori lasciare spontaneamente il proprio impiego.
